Il nostro ruolo di Sanitari attenti alla salute delle donne non può prescindere dalla prevenzione oncologica. All’interno del nostro Polispecialistico Tu.La ci dedichiamo alla prevenzione oncologica femminile a tutto campo.
Parlare di prevenzione del tumore significa anche inserire la singola persona nel contesto in cui vive, collocandola in una situazione dinamica di relazioni con altre persone, tenendo conto della sua dimensione emotiva e psicologica, ma anche di contatto con l’ambiente fisico in cui vive, e della possibilità di interferenza con agenti biologici, chimici e fisici presenti nel suo mondo.
Parlando di prevenzione individuale ovviamente un grande ruolo è affidato all’auto-prevenzione.
Cosa vuol dire fare prevenzione in campo oncologico per una donna?
Sicuramente fare prevenzione per una donna significa porre attenzione a sé stessa, ai segnali e ai messaggi che il corpo le invia.
Una donna impara fin da bambina a comprendere i cambiamenti periodici del suo corpo, ed è sostanzialmente “affidabile ” nel riconoscere quando qualcosa devia dalla normalità, ma deve potersi dedicare del tempo.
Deve essere guidata nella conoscenza della “normalità” del proprio corpo (autopalpazione mammaria, osservazione dei nei, caratteristiche dei genitali) e quindi essere in grado di segnalare i propri dubbi su eventuali variazioni di queste “normalità “.
Deve essere accompagnata ad usufruire con fiducia degli screening oncologici offerti dalla nostra Regione con il programma P.E.R.E. ( mammografia, PAP test, ricerca sangue occulto feci, recente introduzione del test HPV a chiamata), che sono importanti opportunità per le donne tra i 25 e i 69 anni.
Una importante distinzione in campo oncologico va fatta tra prevenzione primaria e secondaria.
Che differenza c’è tra i due tipi di prevenzione primaria e secondaria di un tumore?
Con la Prevenzione Primaria si impedisce la comparsa di una patologia in un soggetto sano, ad esempio seguendo i corretti stili di vita come abbiamo già detto, evitando il fumo di sigaretta, I’ eccesso ponderale, l’uso inappropriato di farmaci e l’uso di droghe, seguendo corrette norme igienico sanitarie.
La prevenzione del tumore collettiva prevede certamente interventi finalizzati ad affrontare problematiche sanitarie di rilievo quali-quantitativo, con interventi rivolti sia alla persona (come screening, vaccinazioni, educazione sanitaria), sia agli ambienti di vita e di lavoro (come controlli nel settore alimentare, delle acque potabili, prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali).
In campo specifico oncologico la vaccinazione anti epatite B e quella contro le patologie da Papillomavirus (HP) sono in grado di prevenire la maggior parte dei tumori epatici e quelli del cavo orale, della vagina, della vulva, del collo dell’utero, dell’ano e del pene.
Ci sono poi donne a rischio genetico, eredo-familiare aumentato, rispetto alla popolazione generale, per alcuni tumori.
Nelle donne portatrici di mutazioni genetiche predisponenti, che abbiano dunque una familiarità significativa o una precedente malattia oncologica, la asportazione profilattica di ovaie e tube, una volta completato il proprio programma riproduttivo, può prevenire uno dei più subdoli e pericolosi tumori della donna.
La Prevenzione Secondaria (screening oncologico) si riferisce alla diagnosi tempestiva di una patologia, che permette di intervenire precocemente sulla stessa, ma non evitando o riducendo la probabilità della sua comparsa. La precocità di intervento aumenta però le opportunità terapeutiche, migliorando la possibilità di risposta, evitando la progressione di malattia e riducendo gli effetti negativi.
Sostanzialmente si tratta di individuare il tumore tra la sua insorgenza biologica e la
manifestazione dei primi sintomi.
Lo screening oncologico è previsto per tumori come quello alla mammella, alla cervice uterina, al polmone nei soggetti fumatori, alla prostata e al colon-retto.
Lo strumento della prevenzione secondaria è quindi la diagnosi precoce, strumento che non può essere utilizzato per tutti i tipi di cancro ma che ha un ruolo fondamentale nella cura della malattia.
La visita senologica e ginecologica, la valutazione dermatologica e odontostomatologiça
periodiche sono in grado di porre una diagnosi precoce di patologia nella maggioranza dei casi.
Ci sono fattori di rischio oncologico? O dei segnali di allarme?
Esistono fattori di rischio, oltre a quelli eredo familiari accennati che sono legati ad esempio alle più note mutazioni BRCA, anche gli stili di vita, il fumo di sigaretta, le infezioni, alcune terapie, possono aumentare il rischio di sviluppo di neoplasie ginecologiche.
Non sempre però ci sono segnali specifici di malattia oncologica.
E soprattutto per il tumore tubo-ovarico non ci sono attualmente strumenti di diagnosi precoce validati e riconosciuti a livello internazionale.
Per il tumore dell’endometrio la comparsa di perdite ematiche atipiche, specie dopo la
menopausa, possono rappresentare un segnale di allarme, cosi come per il tumore avanzato del collo dell’utero, o della vagina.
Il tumore della vulva si può presentare con una alterazione di colore della cute, la comparsa di lesioni o di escrescenze, con dolore e bruciore che non vanno mai sottovalutati.
Le donne in postmenopausa e le anziane, spesso per pudore, o per la paura stessa di avere una malattia che potrebbe distogliere dalle responsabilità di cura familiare di cui si fanno carico, giungono tardivamente al controllo ginecologico o senologico.
Cosa è la prevenzione oncologica terziaria?
La Prevenzione Terziaria è relativa non tanto alla prevenzione della malattia in sé, quanto ai suoi esiti più complessi. La prevenzione in questo caso è quella delle complicanze, delle probabilità di recidive di una pregressa malattia. E’ quindi legata al controllo delle terapie, dei loro effetti e della loro corretta assunzione, nonché alla gestione dei deficit e delle disabilità funzionali sequenziali ad uno stato patologico o disfunzionale.
La prevenzione terziaria del tumore ha anche lo scopo e la finalità di reintegrare,dove necessario, il paziente in famiglia e nella società. Si intende quindi un completo accompagnamento del paziente all’uscita dalla malattia e nell’adozione di uno stile di vita orientato alla gestione della fase post tumorale.
Ma se la prevenzione non è stata efficace, come si affronta la diagnosi di un tumore ginecologico?
Non tutti i tumori hanno la stessa valenza nell’immaginario personale e sociale dell’individuo.
La necessità di una chirurgia, di trattamenti chemioterapici e radioterapici dopo la diagnosi di un tumore ginecologico coinvolge la sfera privata, familiare, sociale delle donne affette.
L’utilizzo di nuovi farmaci a minor impatto sulla qualità di vita e la migliore prognosi che tende a “cronicizzare” la convivenza con la malattia richiedono un approccio in qualche modo più globale, olistico, un supporto psicologico mirato personalizzato ma anche la possibilità di ricorrere all’intervento di associazioni di volontari a supporto del quotidiano, del tempo “nuovo” che viene recuperato, della sua qualità e del suo valore per ogni donna e per la sua famiglia, con una personalizzazione della cura che va al di là degli indicatori biologici e clinici della malattia e va condivisa proprio con ogni donna.



